Grotta perciata e il suo territorio

Grotta Perciata si inserisce nel comune di S. Vito Lo Capo in un sistema di grotte frequentate a più riprese durante la preistoria come risulta evidente dalle incisioni rupestri rinvenute a Grotta Racchio, a Cala Mancina (Paleolitico superiore) o a Grotta dei Cavalli dove è presente anche una frequentazione neolitica testimoniata da numerose pitture in ocra rossa.Il deposito archeologico più importante è quello messo in luce alla Grotta dell’Uzzo che per ricchezza e per la lunga frequentazione, dall’Epigravettiano ai giorni nostri, costituisce la stratigrafia di riferimento per tutta l’isola. Il sito si trova sulla costa orientale della penisola in una grande baia, all’imbocco di una valle che mette in comunicazione la sponda orientale con quella occidentale.
 
Il collegamento tra le due grotte è sottolineato dal ritrovamento di industria litica contemporanea sullo spartiacque, a Passo Mandra Nuova. La frequentazione dell’entroterra montuoso ai fini della caccia è testimoniato anche dalle presenza di cervo nei resti faunistici dei due depositi.In entrambe i siti le risorse sfruttate comprendono inoltre quelle marine. La presenza di resti di pesce, patelle e altri molluschi d’acqua salata negli strati epigravettiani evidenzia l’importanza di questi elementi nella dieta e un’attività di pesca e di raccolta già piuttosto sviluppate. A Grotta Perciata i resti della grande patella ferruginea, specie ora estinta, sono particolarmente abbondanti seguiti solo dalla “lumaca di mare” (monodonta).

Per saperne di più
S. Tusa, 1994, Sicilia preistorica, Dario Flaccovio Ed.
M. Murazzi, S. Tusa (a cura di), 2001, Preistoria. Dalle coste della Sicilia alle Isole Flegree, Arnoldo Lombardi Ed.

 

Le indagini archeologiche 

Le ricerche intorno al sito di Grotta Perciata rientrano in un più ampio progetto sulle grotte del Trapanese coordinato da Sebastiano Tusa, allo scopo di definirne le modalità e i tempi di frequentazione. Nell’estate del 2003 sono iniziate da parte della Soprintendenza di Trapani in collaborazione con le Università di Trento e Bologna le prime indagini stratigrafiche che si sono concentrate a isolare i lembi di deposito ancora intatti riferibili alla fase finale del Paleolitico Superiore.

Gran parte della stratigrafia originaria risulta, infatti, “cancellata” da una serie di sistemazioni della grotta volte ad adattarla come stalla per capro-ovini e dalle successive operazioni di asporto del letame usato/venduto come fertilizzante.

Attualmente il deposito del Paleolitico superiore ancora in posto è stato localizzato sia all’interno, dove è stato messo in luce un focolare, che all’esterno. Qui è stata messa in luce una concrezione calcarea piuttosto tenace che ingloba resti di fauna e litica. Tra i materiali, oltre ad abbondanti resti di pasto, sono documentati numerosi strumenti in selce tra cui prevalgono punte a dorso, grattatoi frontali carenati e raschiatoi.