L'ultimo dei Taushiro. Quando una lingua si estingue


Il taushiro resta un mistero per linguisti e antropologi. Veniva parlato da una tribù amazzonica rifugiatasi nella giungla del Perù generazioni fa, per sfuggire ai pericoli che la minacciavano. Alla fine del XX secolo pochi estranei avevano potuto incontrare i Taushiro o ascoltare la loro lingua, fatta eccezione per qualche cacciatore occasionale, alcuni missionari e i battitori di gomma arrivati in almeno un paio di occasioni per ridurli in schiavitù. Senza poter contare su armi da fuoco e conoscenze mediche, il numero dei Taushiro si è ridotto sempre di più.

È possibile ripercorrere la storia umana basandosi sulla diffusione delle lingue. I Fenici ad esempio hanno percorso le antiche rotte del Mediterraneo, trasmettendo l'alfabeto e la capacità di leggere e scrivere ai Greci e ad altre popolazioni europee. L'inglese, che inizialmente era parlato nella Britannia meridionale, è ad oggi la lingua madre di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Per non parlare dei vari dialetti cinesi, parlati da più di un miliardo di individui. Tutta l'eredità culturale dei Taushiro, invece, grava sulle spalle di Amadeo García García, l'ultimo parlante di questa lingua, che mai si sarebbe aspettato un fardello simile e che per tutta la vita è stato schiacciato da questa responsabilità.

Un tempo in Perù le acque del Rio delle Amazzoni erano un vasto bacino linguistico dove tribù a poche miglia di distanza parlavano lingue completamente diverse l'una dall'altra. Nell'ultimo secolo, tuttavia, solo in Perù ne sono scomparse almeno 37 a causa dell'espansione nazionale, delle migrazioni, del processo di urbanizzazione e dello sfruttamento delle risorse naturali. Stando ai ricercatori, in Perù sono rimaste 47 lingue indigene e quasi la metà rischia di scomparire. Per quanto riguarda i Taushiro, la loro era una delle ultime comunità di cacciatori-raccoglitori al mondo: tra gli strumenti per procurarsi il cibo figuravano la cerbottana (pucuna) e piccole imbarcazioni (tenete); per contare utilizzavano solo le parole che indicavano «uno», «due», «tre» e «molti».
Quando è nato Amadeo la popolazione era così piccola da non avere più nomi tradizionali. I genitori erano chiamati iya (padre) e iño (madre), il fratello ukuñuka e la sorella ukuka. Di solito le lingue vengono trasmesse da una generazione all'altra, ma Amadeo ha interrotto questa catena decenni fa, senza pensare alle conseguenza della sua scelta per la cultura taushiro e al suo posto nella storia. Dopo essere stato lasciato dalla moglie negli anni Ottanta, ha lasciato i figli ancora piccoli in orfanotrofio: non hanno più vissuto con lui. Oggi abitano in zone diverse del Sud America e nessuno di loro ha mai imparato il taushiro.

Il graduale processo di estinzione del taushiro comincia nel XIX secolo, quando compagnie europee e americane si insediano nella giungla e riducono in schiavitù le popolazioni locali per estrarre la gomma dagli alberi, mentre nelle aree disboscate vengono costruiti grandi palazzi. In molte aree quasi il 90% degli indigeni muoionoi per malattia o per la fatica del lavoro, migliaia si trasferiscono nelle nuove città, ma molte tribù come i Taushiro si rifugiano altrove.
Amadeo è cresciuto nell'insediamento di Aucayacu. In mancanza di documentazioni ufficiali, visto che la scrittura era sconosciuta e niente veniva documentato, pensa di essere nato negli anni Quaranta. I contatti con il mondo esterno erano rari, fino all'arrivo di un battitore che ha sfruttato Amadeo e la sua famiglia, finché non è stato cacciato dal villaggio a colpi di lancia. In seguito, è giunto un secondo battitore, meno violento del predecessore, che per distinguere i suoi lavoratori ha dato loro nomi spagnoli: Margarita, Andrés, Magdalena, César, Antonio e ovviamente Amadeo. Siccome i Taushiro non utilizzavano cognomi, ne hanno ricevuti due: García García.
Successivamente è stata la Occidental Petroleum Corporation a estendere i propri interessi economici in Perù e a raggiungere i Taushiro. Stavolta però, invece di inviare i propri membri, la compagnia petrolifera si è rivolta al Summer Institute of Linguistics. Fondato negli anni Trenta da un ministro evangelico intenzionato a tradurre la Bibbia in ogni lingua ancora esistente, negli anni Settanta era ormai un'istituzione nelle foreste dell'America Latina, con tanto di incarichi promossi dai governi.
Entrare in contatto con le popolazioni locali poteva rivelarsi mortale, come avvenuto ai cinque missionari uccisi a colpi di lancia dalla tribù dei Waorani in Ecuador, successivamente convertiti al cristianesimo.
Nel 1971 Daniel Velie ha raggiunto il villaggio dei Taushiro, dove si era scatenata un'epidemia mortale. Dopo aver curato con la penicillina sette di loro, Velie è riuscito a trascrivere un primo glossario di 200 parole e prima di tornare al Summer Institute of Linguistics ha convinto il clan a lasciar venire con lui Amadeo, allora ventenne. Arrivato all'istituto, Amadeo è stato assegnato alla linguista portoricana Nectali Alicea, che non solo ha favorito i rapporti tra i Taushiro e il mondo esterno, ma li ha iniziati al cristianesimo.

Per quanto riguarda Amadeo, fuori dal villaggio ha potuto conoscere quella che è diventata sua moglie.
Margarita Machoa all'epoca aveva solo dodici anni e il padre della ragazza ha denunciato la relazione alla polizia. È stato l'intervento di Nectali Alicea a far rilasciare Amadeo, facendo presente che le leggi peruviane permettevano agli indigeni di sposarsi secondo le loro usanze. Pochi mesi dopo Margarita era incinta di una bambina, la prima di cinque figli, che è stata battezzata a sua volta Margarita.
Nel frattempo continuava il lavoro di documentazione del taushiro insieme alla dottoressa Alicea, cui aveva affettuosamente dato il nomignolo di «sorella». In quel periodo Amadeo ha insegnato a David, Daniel e Jonathan le usanze della tribù come l'utilizzo di lance e cerbottane. Margarita però si sentiva isolata dal fatto di non conoscere la lingua del marito, con cui comunicava in uno spagnolo stentato.
Passava le giornate da sola con i figli, urlando o picchiandoli per la frustrazione. Dopo la nascita dell'ultimo figlio, Amadeo, nel 1984 la famiglia si è trasferita in un villaggio, dove il padre ha lavorato per diversi mesi come operaio. Stando ai vicini, la coppia litigava spesso e, dopo aver scoperto che Margarita aveva iniziato una storia con un uomo più giovane, la reazione di Amadeo è stata ancor più furibonda. La donna però non ha più accettato quella situazione e, come racconta la figlia maggiore, quella stessa notte è fuggita senza dire niente, lasciando la responsabilità dei bambini al marito.
Incapace di occuparsene – la primogenita è stata sequestrata e recuperata in extremis da un traffico di minori – Amadeo ha deciso di affidarli a un orfanotrofio. Nel 1989 la dottoressa Alicea è stata contattata dagli assistenti sociali perché adottasse legalmente i García García. La linguista ha accettato, portandoli con sé a Porto Rico. La sua decisione è stata contestata da coloro che erano a conoscenza del taushiro: allontanare i figli di Amadeo dal Perù, crescerli in un ambiente diverso, significava sradicare la loro cultura. La dottoressa Alicea ha ribattuto che in ogni caso difficilmente il padre avrebbe insegnato ai figli il taushiro. Inoltre, all'epoca non concepiva l'idea di un futuro dove Amadeo sarebbe diventato l'ultimo della sua tribù. Nel 1990 le pratiche per l'adozione sono state completate e i cinque figli di Amadeo García García hanno cambiato cognome, trasferendosi a Porto Rico.

Nel 1994 Jonathan è tornato dal padre. Amadeo sperava di rintrodurre i figli alle usanze della tribù e li ha portati con sé ad Aucayacu, dove vivevano suo padre e pochi parenti. Il ragazzo però non si sentiva parte di quella realtà, incapace di comunicare in taushiro – a scuola per la maggior parte del tempo sentivano parlare in spagnolo. L'opportunità di apprendere la lingua ormai sembrava perduta. I figli di Amadeo erano tutti adolescenti e avevano superato quell'età in cui i bambini recepiscono velocementeun'altra lingua in famiglia. Inoltre, con l'arrivo di David nel 1996 si sono verificati diversi problemi, visto il carattere problematico del ragazzo.
In seguito a questi tentativi, Amadeo ha raccontato che i figli non si interessavano quasi per niente a lui o alle loro origini. Stando a José Álvarez, uno dei missionari del Summer Institute of Linguistic, Amadeo dava l'impressione di sentirsi l'ultimo dei Taushiro, come in effetti è avvenuto. Dalla morte dell'ultimo fratello rimasto, nel 1999, Amadeo non ha più parlato in taushiro con un membro della sua famiglia.

Quasi vent'anni dopo, però, per questa lingua sembra esserci ancora speranza. Nel 2017 il Ministero della cultura peruviano ha deciso di recuperare il lavoro cominciato da Nectali Alicea. I linguisti sono riusciti a creare un database formato da 1500 parole in taushiro, 27 storie e tre canzoni, oltre a raccogliere audio-registrazioni. È una corsa contro il tempo e la memoria dello stesso Amadeo che a volte fallisce, siccome per molti anni non ha potuto parlare taushiro con nessuno. Lo scorso febbraio il governo ha invitato Amadeo a Lima per conferirgli una medaglia per il contributo alla cultura peruviana e, al termine della cerimonia, il figlio Daniel ha presentato ad Amadeo la sua nipotina per la prima volta.
Oggi Amadeo vive da solo e, per parlare e sentire la sua lingua, legge brani della Bibbia tradotta dai missionari anni fa. Una sera ha cominciato a parlare in taushiro, traducendo subito dopo in spagnolo.
«Sono un Taushiro – ha detto – Ho qualcosa che nessuno al mondo ha. Un giorno, quando avrò lasciato questo mondo, spero che il mondo se ne ricordi.»

 


Adattamento dell'articolo di Nicholas Casey, pubblicato il 26 dicembre 2017 sul sito del New York Times
Traduzione di Andrea Guelfi.