La dislessia come barriera linguistica

 

Nel caso della lingua cinese, le zone del cervello utilizzate per leggere potrebbero essere diverse da quelle utilizzate nel caso dell’inglese.

I genitori sono inglesi, ma Alan è nato e cresciuto in Giappone e sembra un parlante nativo di entrambe le lingue. Ciò che ha portato Alan a essere notato da Taeko Wydell, un esperto di lettura giapponese, e da Brian Butterworth, è stato il fatto che in una di queste due lingue Alan è dislessico, ma nell’altra ha un’abilità di lettura nel decimo percentile per la sua età.

Nuove ricerche condotte da studiosi americani e cinesi mettono in discussione la nostra opinione sulla dislessia solo in una lingua. Provano inoltre che per leggere in cinese e in inglese, le zone del cervello utilizzate non sono le stesse. Lo studio in questione, condotto da Li Hai Tan e pubblicato nella rivista Nature potrebbe essere molto importante per capire il funzionamento del cervello delle persone dislessiche. La struttura del cervello e il suo funzionamento sono plasmati dall’esperienza. L’apprendimento di una lingua regolare come l’italiano crea schemi mentali diversi rispetto all’inglese, che è molto irregolare. In italiano esistono 26 regole, in inglese ci sono centinaia di regole e molte eccezioni. In cinese è richiesta la conoscenza di 3500 caratteri per leggere l’equivalente del Daily Mail e circa 6000 caratteri per leggere un libro.

Un’altra grossa differenza è questa: in inglese ad ogni suono o fonema corrisponde una lettera. Per esempio i tre fonemi che compongono la parola "bat" (pipistrello) corrispondono a tre lettere distinte. Cambiando una lettera si ottiene una parola diversa.
Invece un grafema in cinese, cioè un carattere, corrisponde da solo ad un’intera sillaba. In cinese Mandarino ci sono circa 1800 sillabe distinte, e ciascuna di esse ha molti significati e ogni significato è rappresentato da un certo carattere.
Come queste differenze si riflettono nel funzionamento del cervello dei parlanti l’una e/o l’altra lingua? L’apprendimento del cinese richiede molta memoria visiva, la lettura in inglese fa invece affidamento sulle aree per l'elaborazione dei fonemi.

L’abilità di analizzare i fonemi che compongono le sillabe è il problema chiave per chi è dislessico: dividere la parola "that" (una sillaba) in 3 suoni differenti è un problema in inglese, ma non in cinese (per i motivi visti prima).
Nei paesi anglofoni circa il 5-6 % dei bambini è dislessico. Da un’intervista fatta a circa 8000 bambini di una regione della Cina, emerge che circa l’ 1,5 % di loro presenta lo stesso problema. Questa differenza suggerisce che per tutti i lettori lo stesso deficit nell'abilità di analizzare le parole in fonemi può causare dislessia, ma questa è più grave per le lingue che usano fonemi. Uno studio europeo guidato da Uta Frith (UCL) pubblicato nella rivista Science qualche anno fa afferma che i dislessici inglesi, francesi e italiani mostrano tutti la stessa attività anormale che coinvolge il sistema cerebrale per l'analisi fonemica.

Nel caso di Alan, questa teoria predice che la lingua in cui ha difficoltà è l’inglese, poiché il giapponese non richiede analisi in fonemi.

La ricerca condotta dal gruppo di Frith mostra che piccole variazioni nell'organizzazione cerebrale sono dovute all'ortografia, con l'italiano che insiste più sul sistema fonetico, perché è regolare, e l'inglese più sul sistema dei nomi perché le parole non possone essere lette correttamente usando regole fonetiche e devono essere identificate con un nome - per esempio: colonel, yacht, pint. Assumiamo perciò che la parte del cevello di Alan che deve affrontare analisi fonetica non lavora in modo efficiente e ciò causa un problema di lettura in inglese, non in giapponese.

La prima sorpresa nello studio di Tan è stata che il picco fondamentale dell’attività cerebrale nella lettura in cinese avviene al di fuori delle zone del cervello usate nel caso di lingue europee. La seconda scoperta di fondamentale importanza è stata che i cinesi dislessici presentavano un’attivazione inferiore in alcune aree chiave per la lettura rispett alla media dei lettori cinesi, e in una zona diversa rispetto a quella coinvolta nella dislessia in lingue europee.

Sia Frith che io abbiamo ipotizzato che la dislessia abbia una base universale nel cervello che influenza le analisi fonemiche. Tan e i suoi colleghi invece concludono che "l'anomalia biologica della lettura compromessa dipende dalla cultura". Se noi abbiamo ragione, Alan usa le stesse connessioni cerebrali per il giapponese e per l'inglese, e il cattivo funzionamento riguarda solo l'inglese. Se Tan ha ragione, Alan ha due diversi reti cerebrali per l'inglese e il giapponese, e solo il primo è compromesso.
In futuro, molte informazioni nuove ci permetteranno di capire quale delle due ipotesi è corretta. La dislessia è spesso una malattia di famiglia e gran parte delle ricerche hanno cercato di identificarne i geni. Se la dislessia dipende anche dalla cultura, allora la dislessia cinese l’anomalia potrebbe essere causata da una anomalia genetica diversa da quella che causa la dislessia per l'inglese.

 

Articolo scritto da Brian Butterworth e Joey Tang (Institute of Cognitive Neuroscience at University College London), The Guardian, 23 settembre 2004.
Traduzione in italiano di Giacomo Minute.