Bilinguismo a Malta. Una riflessione di Simone Scicluna.


Ricevo ogni sorta di reazione quando rivelo la mia nazionalità maltese. Di solito mi guardano perplessi o cercano di non mostrare che stanno cercando come classificare la mia lingua. Spesso, quando rivelo loro la risposta rimangono molto sorpresi ed è facile capire il perché. Malta, con un’estensione di soli 316 km2 e patria di 440.000 abitanti, ha una sua lingua indipendente – e questa lingua è affiancata all’emergente lingua franca, l’inglese.

Per comprendere meglio la situazione bilingue di Malta è opportuno essere consapevoli delle origini della sua lingua principale, il maltese. Con la sua combinazione di diverse radici linguistiche, il maltese è frutto delle molteplici colonizzazioni (inclusa quella britannica) e delle conseguenti influenze culturali. La lingua maltese, parlata solo a Malta e fatta di arabo, italiano e inglese è classificata come lingua semitica. È l’unica lingua di questo genere parlata in Europa e tra le lingue semitiche l’unica al mondo scritta con l’alfabeto latino.

Da persona nata e cresciuta sulle coste maltesi, posso affermare che il bilinguismo nel mio Paese è intensamente integrato nella vita di tutti i giorni: è impossibile essere maltese e strettamente monolingue.
Come studentessa, nella mia vita di tutti i giorni parlo maltese a casa e lo ascolto alla radio, ma leggo libri e guardo film in inglese, studio in inglese a scuola; i telegiornali li guardo in maltese e parlo con i miei amici in entrambe le lingue. In generale si pensa che il maltese venga preferito nel parlare, mentre l’inglese venga preferito nella lettura e scrittura, specialmente in contesti accademici.

Lo scenario diventa più interessante con l’inevitabile occorrenza di code-switching. Tenendo in mente che il vocabolario maltese ha già preso in prestito parole da quello inglese – come torc (torch), envelop (envelope) e altre – può comunque succedere che parlanti maltesi scelgano di usare il termine inglese anche se ne esiste già un equivalente (per esempio, si preferisce usare il termine inglese driver invece di quello maltese xufier).
Le ragioni di questa scelta possono essere attribuite alla mancanza di un’approfondita conoscenza della lingua (magari come conseguenza di un bilinguismo sbilanciato), oppure a “pigrizia”, o semplicemente a limitazioni del lessico maltese in relazione a quello inglese.

Anche se lo status della lingua maltese è sicuro, il mescolamento delle lingue è sempre causa di preoccupazione. In particolare ci si chiede se questa mescolanza crescerà fino a diventar parte della madrelingua della popolazione. Tale mescolanza può essere attribuita al fatto che la maggior parte di parlanti maltesi sono bilingui compositi, cioè sviluppano entrambe le lingue come un unico sistema anziché due sistemi separati. Questo può aver portato all’affiorare dell’inglese maltese, che si riferisce alla variante di inglese parlata a Malta, distintasi da quella standard per la sua sintassi, grammatica, pronuncia, prosodia e fonologia. Al centro del dibattito attuale c’è l’accettazione dell’inglese maltese come variante della lingua o come prodotto di una debolezza delle competenze nella seconda lingua.

Le sfide di un bilingue maltese non si fermano qui. C’è sempre la preoccupazione del costante cambiamento e evoluzione di entrambe le lingue che si influenzano l’una sull’altra: l’inglese sembra essere un possibile pericolo per la purezza della lingua maltese, e il maltese può influenzare ll’inglese tanto da originarne una varietà.

Pensando all’interesse della comunità, il bilinguismo di Malta è considerato da molto tempo come una necessità e indipendentemente dalle sfide che ne derivano in entrambi i sensi, questa situazione gioca un ruolo fondamentale nell’identità e nel potenziale della nazione.