Intervista_Andreis&Franceschini

I primi passi verso il linguaggio

Alessia Andreis

18 febbraio 2021

Nell’ambito del progetto ‘Bilinguismo Conta’ mi sono dedicata allo studio del rapporto tra il linguaggio e il bambino. Il lavoro che ho portato avanti personalmente porta il titolo di ‘I primi passi verso il linguaggio’. In particolare, mi sono occupata dell’acquisizione del linguaggio da parte dei bambini, e, nel dettaglio, dei bilingui. Per approfondire l’argomento, il giorno 24 novembre 2020, ho avuto il piacere di intervistare Silvia Franceschini, giovane logopedista di Trento. Le informazioni emerse dal nostro dialogo saranno riportate in questo breve saggio.

Prima di addentrarci nello specifico, occorre che vengano chiarite le basi dell’acquisizione linguistica. Per iniziare, Silvia ha voluto precisare che una lingua non si impara, come si usa spesso dire nel linguaggio comune, bensì si acquisisce una volta immersi nel contesto quotidiano. Lo sviluppo del linguaggio è infatti il risultato dell’interazione di vincoli biologici e dell’esperienza, e, come la dott.ssa Franceschini fa notare, è possibile suddividere tale sviluppo nelle seguenti fasi:

  • alla nascita il bambino riesce soltanto a piangere; verso i tre mesi il suono del pianto diventa più raffinato e, grazie al modo in cui lo interpretiamo, il bambino riesce ad esprimersi;
  • a sei mesi inizia a vocalizzare, ovvero produce suoni ripetuti di consonanti e vocali, combinate in sillabe: questa è la fase della lallazione;
  • verso l’anno cominciano le prime parole e gradatamente il vocabolario si arricchisce, fino ad arrivare a circa 50 parole all’età di 24 mesi;
  • dai 24 ai 36 mesi, la capacità linguistica del bambino si sviluppa con rapida accelerazione, conducendo all’accostamento di più parole prima, e alla costruzione di frasi poi.

 

 

Nonostante sia possibile delineare delle fasi generali, Silvia tiene a sottolineare come ogni bambino sia diverso dall’altro e presenti differenze individuali.

Per favorire uno sviluppo adeguato è fondamentale il ruolo del genitore. Quest’ultimo ha il compito di stimolare il bambino immergendolo a livello sonoro, parlandogli già da feto. Infatti, l’esperta racconta come già verso la venticinquesima settimana, il feto riesca a percepire i suoni e a riconoscere la voce di mamma e papà. In seguito, è bene esporlo alla lingua lavorando su tutti gli aspetti della comunicazione (inclusi la mimica, il sorriso, la gestualità). Mi sento quindi di affermare che anche lo sviluppo linguistico, come altre funzioni vitali fondamentali, quali i pattern sonno-veglia e lo sviluppo motorio, è influenzato dalle tecniche di educazione.

I genitori sono poi indispensabili nell’identificare eventuali Disturbi Specifici del Linguaggio (DSL). Quando si parla di DSL ci si riferisce a bambini con un buon funzionamento cognitivo, ma che manifestano abilità linguistiche sotto la media. Silvia Franceschini ci ha segnalato alcuni fattori a cui fare attenzione per poter individuare un eventuale DSL: l’assenza, a tre anni, di attenzione congiunta, di scambio di turno, di gestualità oppure la mancata produzione di almeno 50 parole al 30 mese. Alla presenza di queste avvisaglie, secondo la logopedista, conviene rivolgersi al pediatra o al logopedista stesso per capire se ci possa essere soltanto un ritardo nello sviluppo linguistico, come spesso accade, oppure se si potrà presentare un Disturbo Specifico del Linguaggio.

A causare un DSL sono una serie di fattori derivanti sia dalla componente genetica che ambientale; è però evidente come sia possibile intervenire soltanto su quella ambientale. ‘Prima si riesce ad intervenire, più è efficacie l’intervento logopedico’, afferma Silvia Franceschini. A ciò, inoltre, aggiunge: ‘si va così a sostenere il benessere totale del bambino’. Infatti, il lavoro che va a migliorare il linguaggio si ripercuote anche sulla parte emotiva del piccolo.

Il logopedista, inizialmente, si occupa di osservare quale sia la componente del linguaggio che causa maggiore difficoltà al bambino. Le tre componenti principali sono quella uditivo-percettiva (cioè di discriminazione dei suoni: bisogna verificare che non ci sia un problema di tipo organico-uditivo), quella articolatoria (o fonetica) e infine quella cognitivo-linguistica (che riguarda la fonologia). Una volta individuato il problema, vengono proposte al bambino attività e giochi che devono essere piacevoli, in quanto egli impara solo alla presenza di divertimento.

Una conseguenza dell’aumento dell’incontro tra più lingue è il fatto che, come afferma Silvia, ‘in terapia ci sono sempre più bambini bilingui’. A riguardo, Silvia lamenta l’assenza di test standardizzati e tarati le cui norme facciano loro riferimento. Per questo è necessario fare ricerca in questo campo. Nonostante ciò, molti studi hanno già affermato che l’esperienza di contatto precoce con due lingue determini molteplici vantaggi di tipo mentale e soprattutto a livello di funzioni esecutive (attenzione, memoria, pianificazione). Sulla base di questi studi, già all’asilo nido si cominciano a promuovere attività ricreative in lingua straniera. Infatti, nei primissimi anni d’infanzia i bambini sono dotati di capacità straordinarie di apprendimento.

Infine, l’esperta ha aggiunto che, anche i bambini affetti da DSL possono diventare bilingui. Tuttavia, per ogni caso va valutato se conviene stimolare il bambino in più lingue oppure concentrarsi sull’acquisizione della sola lingua materna, a seconda della sua predisposizione alla lingua.

 

 

Per concludere, vorrei aggiungere come il contatto diretto con un’esperta nel campo del linguaggio mi abbia portata ad approfondire un argomento di mio particolare interesse. La possibilità di confrontarmi con Silvia Franceschini mi ha permesso di comprendere le modalità con cui i bambini acquisiscono il linguaggio, gli eventuali problemi che possono manifestarsi nello sviluppo e l’importanza dei genitori e dell’ambiente in cui crescono. Ciò che mi ha stupito maggiormente è la capacità di acquisire più lingue da parte di bambini affetti da DSL. A mio avviso, questo è di fondamentale importanza visto che, in anni recenti, la globalizzazione ha portato ad un aumento delle relazioni tra individui aventi una background culturale e linguistico differente. Infine, l’intervista mi ha permesso di comprendere ancora più di prima l’importanza del bi- e plurilinguismo nella società contemporanea. Come è noto, infatti, la conoscenza di più lingue può semplificare la vita a livello pratico, e come ho potuto apprendere, anche e soprattutto migliorare la componente cognitiva.