Imparare le lingue senza perdere nulla

Ferdinand Patscheider, attualmente direttore della scuola europea di Francoforte sul Meno e da molti anni consulente dello sviluppo scolastico e ispettore scolastico in Alto Adige, ha illustrato durante il convegno di esperti sul "Curriculum plurilingue" in Alto Adige come venga considerato il plurilinguismo in un contesto europeo e secondo un punto di vista europeo. INFO lo ha intervistato a proposito di questo tema molto attuale.*


Formalmente l'obiettivo posto a Barcellona nel 2002, ossia il trilinguismo effettivo di tutti i cittadini europei, è stato raggiunto nelle scuole altoatesine. Dopo la scuola dell'obbligo gli studenti dovrebbero essere trilingui. Secondo Lei, fino a che punto si è concretizzato l'obiettivo tra i giovani sudtirolesi?

Dal punto di vista quantitativo, i diplomati sudtirolesi soddisfano le richieste definite a Barcellona. Tuttavia, quando si comparano i risultati e gli input dati, emerge una necessità di ottimizzazione. Mi spiego. Dopo Barcellona si è voluto puntare al trilinguismo dei cittadini europei, ma la qualità non è mai stata definita. In Alto Adige, così come in altri contesti plurilingui, alla fine della scuola dell'obbligo non ci si può accontentare di una competenza linguistica meramente comunicativa. Da sola la scuola non può raggiungere l'obiettivo e purtroppo in Alto Adige non si riesce sempre a suscitare o a promuovere la voglia di imparare la seconda lingua. Pare più semplice nel caso di lingue straniere.


Cosa significa in concreto il concetto di "Didattica linguistica comune"?

Sappiamo che le lingue non vengono memorizzate in regioni specifiche della mente umana e non vengono accuratamente classificate. La didattica linguistica non sempre ne tiene conto.
Purtroppo le lingue vengono troppo spesso insegnate separatamente, anche se è possibile ricorrere a conoscenze già acquisite. Gli studenti e le studentesse dovrebbero considerare invece proprio questo, cioè le somiglianze e le differenze esistenti tra le lingue di cui hanno già padronanza. Questo richiederebbe agli insegnanti di accordarsi su terminologia e strategia comuni da utilizzare, affinché gli studenti e le studentesse possano riconoscere e disporre autonomamente di queste somiglianze e differenze, per sviluppare una maggiore consapevolezza linguistica, che potrebbe essere utile nell'analisi di testi, delle funzioni linguistiche, della grammatica, del vocabolario o dei generi testuali. In più sarebbe importante coinvolgere tutte le materie scolastiche. Un efficiente ed efficace rapporto con la lingua ha un ruolo centrale anche quando l'insegnamento non è propriamente linguistico.


Perché le scuole tedesche hanno bisogno di un "curriculum plurilingue"?

Se s'intende il concetto di "curriculum" come un "mezzo per organizzare l'apprendimento", si può di conseguenza intendere il curriculum plurilingue come una risorsa che mette a disposizione diversi mezzi per introdurre efficacemente le idee di plurilinguismo e interculturalità nelle classi.
Le leggi provinciali e le direttive applicabili in quest'ambito tengono conto di questi due principi, sebbene poi vengano confermati di rado nei curricula. Il curriculum plurilingue mostra agli insegnanti interessati come realizzare un ambiente educativo adatto a questo obiettivo. In base ai descrittori definiti per ogni livello, i docenti possono constatare come plurilinguismo e interculturalità si manifestino in classe e proporre successivamente attività finalizzate a questo scopo.


Come considera la realtà sudtirolese secondo la Sua prospettiva di responsabile della formazione scolastica della regione e di direttore di una scuola internazionale con 23 lingue d'insegnamento a Francoforte?

Nella storia scolastica dell'Alto Adige è sempre stata presente questa "paura della perdita". La paura degli altri, una "cultura della diffidenza" [Kühebacher, 1974] e lo slogan "O tedeschi o italiani" hanno ostacolato per molto tempo una pacifica convivenza con la seconda lingua o qualsiasi altra lingua. Naturalmente la tutela della lingua di minoranza è giusta e necessaria, tuttavia si può anche cominciare ad aprirsi verso quella del vicino o altre con cui il contatto risale alle più antiche generazioni. Nella scuola europea non c'è questa paura del contatto, sebbene pure per noi la cura della madrelingua sia un aspetto centrale nella formazione dei bambini e dei giovani che ci vengono affidati. Per la maggior parte di loro questo significa poter esercitare la lingua madre come materia d'apprendimento, insieme a una o più lingue diverse per portare a termine il percorso di studi. Di conseguenza, si sentono a casa quando hanno a che fare con la propria lingua e cultura, in cui restano radicati. Comunque, un'apertura di qualità alla seconda lingua o a una lingua straniera in sinergia con l'insegnamento di qualità della lingua madre porta i suoi frutti e non origina necessariamente una mescolanza culturale e linguistica. Sono convinto che per i nostri giovani altoatesini debba essere creato un ambiente plurilingue e interculturale più disinvolto, di cui dovrebbero senz'altro far parte.

 

* L'intervista originale in tedesco, realizzata da Eva Cescutti e pubblicata il 12 gennaio 2017
La traduzione dal tedesco è di Elisabetta Battisti.