Ricerca FSE

 

Il panorama della diversità linguistica che oggi si presenta nelle scuole -europee, italiane e trentine- è assai complesso a causa di diversi fattori. Tra gli altri sono da evidenziare:

  1. il numero delle lingue parlate da ciascuno scolaro/studente
  2. l'età in cui il bambino ha cominciato a conoscere/parlare la L2
  3. la distanza tipologica di molte L1 degli scolari rispetto all'italiano
  4. l'uso di lingue solo orali accanto all'uso di lingue con tradizione scritta
  5. il numero totale di lingue parlate in ciascuna classe e in ciascuna scuola

Anche le situazioni familiari di bilinguismo/plurilinguismo che si presentano sono assai diverse: infatti, accanto a famiglie che curano particolarmente il mantenimento della lingua madre, non è raro trovare genitori che, per timore di danneggiare lo sviluppo del bambino e avere ripercussioni negative sull'apprendimento dell’italiano e sul percorso scolastico del figlio, oppure pensando che la lingua d’origine sia poco apprezzata o addirittura emarginata e che sia d’ostacolo per l’integrazione, rinunciano a utilizzarla in famiglia e si sforzano di parlare con i figli una lingua che hanno appreso da adulti, spesso caratterizzata da incertezze, errori e da un vocabolario ristretto.

Diverse ricerche condotte recentemente nell'ambito della psicologia, della pedagogia e della linguistica hanno mostrato che la quantità e il tipo di esposizione alle diverse lingue, gli usi linguistici e il contesto sociolinguistico giocano un ruolo importante per lo sviluppo delle competenze verbali dei bambini bilingui/plurilingui. In particolare, oltre alla quantità dell'input linguistico, anche la qualità dell'input ricevuto (per esempio, le fonti e la varietà dell'esposizione) pare determinante per lo sviluppo di una buona competenza linguistica in ciascuna lingua praticata.

In questa prospettiva, prima di progettare qualsiasi intervento è cruciale avere un quadro chiaro della situazione linguistica che caratterizza gli scolari bilingui in ingresso nella scuola primaria. In altri termini, è necessario conoscere non solo quante e quali lingue i bambini parlano/ascoltano, ma anche quanto e come le praticano nella quotidianità. Diventa perciò urgente dotarsi di strumenti che permettano di rilevare quantità e qualità degli input linguistici che gli scolari hanno nelle lingue usate in casa e fuori di casa.

A questo scopo, con questa ricerca si è redatto un questionario rivolto ai genitori non italiani di bambini di età compresa tra i 6 e i 7 anni, che frequentano le prime e le seconde classi della scuola primaria di tutta la provincia di Trento. Il questionario propone alcune decine di domande che prevedono quasi esclusivamente risposte sì/no e risposte di tipo numerico. Grazie a queste risposte sarà possibile valutare su un gran numero di dati l’effettiva esposizione quantitativa e qualitativa alle diverse lingue da parte dei bambini che si trovano ad apprendere l’italiano come lingua seconda.